Festa della Liberazione: le radici di “Bella Ciao”

Festa della Liberazione: le radici di “Bella Ciao”

Nell’estate del 2008 io e mia moglie viaggiavamo per Toronto,quando sentimmo un busker (Artista di strada) che suonava Bella Ciao per strada. “È una bellissima vecchia canzone partigiana italiana”, diceva il musicista, sono troppo giovane per ricordare la Resistenza., ma, l’abbiamo cantata insieme, io in italiano e il busker in inglese.

Strano a dirsi, c’è qualche incertezza sulle origini della canzone. Sebbene ci sia un accordo generale sui testi, essi variano leggermente da fonte a fonte.

La maggior parte dei musicologi crede che Bella Ciao sia stata adattata da una canzone di lavoro delle mondine, le donne che lavoravano nelle risaie del nord Italia, in piedi fino alle ginocchia in acque fredde, raccogliendo minuscole erbacce.

Recentemente, uno storico musicale dilettante ha notato che la melodia di Bella Ciao era sorprendentemente simile a una canzone klezmer chiamata Koilen, registrata nel 1919 a New York da un artista klezmer zingaro di Odessa di nome Mishka Tsiganoff.

Si è teorizzato che forse la canzone fosse arrivata in Italia attraverso il ritorno degli immigrati italiani negli anni ’30. Anche se un’origine italiana è più probabile, sembra strano che una canzone di lavoro (e di resistenza) sia così malinconica, in modo minore, come questa.

Ma ora una buona notizia: per la prima volta in molti anni, l’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani non solo non si è ridotta di dimensioni man mano che i suoi membri sono invecchiati e morti, ma in realtà sono cresciuti di circa 20.000 membri, molti dei quali giovani dai 18 ai 30 anni.

Quindi forse c’è un futuro per la Resistenza dopo tutto.

Cantiamo, ognuno la sua versione, ma cantiamo.

E lante altre…

holyghostpro

Antropologo informatico, Trauma Nurse, memetista, influencer, blogger, editor e ghostwriter. Studio Management Delle Associazioni Sanitarie. Scrivo testi gratuiti per editori online.
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