Storie di caffè liquori e deliri da un villaggio rurale del’Italia Sovranista

Storie di caffè liquori e deliri da un villaggio rurale del’Italia Sovranista

Ogni mattina alle sei, gli alcolisti, i tossicodipendenti e i malati di mente di una piccola città rurale in Italia (immaginane una), emergono dalle loro case e si radunano, per lo più soli, nei caffè intorno alla piazza principale. Alcuni alcolisti incalliti ordinano un caffè “corretto”, poi salgono sui camion e si dirigono verso fattorie e cantieri. I malati di mente che soffrono principalmente di depressione, disturbo bipolare e schizofrenia ordinano tazze di caffè o si siedono ai tavoli a mani vuote, hanno finito i soldi del mese.
Mia Madre è nata in una di queste città o villaggio, dove ho osservato questo rituale mattutino per decenni, ma questa volta mi ha colpito in un modo nuovo.

Negli ultimi 18 mesi ho visto senzatetto, tossici e malati mentali nelle grandi città e ho trascorso molte ore con i residenti più vulnerabili, che, in superficie, lottano con le stesse afflizioni dei residenti del villaggio rurale “tipo” Italiano.

In effetti, il contrasto è profondo. Nelle città decine di migliaia di tossicodipendenti e malati di mente vivono all’aperto in condizioni orribili e sopravvivono in una combinazione di vilipendio, prostituzione e criminalità, che a sua volta crea disordine nelle strade urbane. Nel villaggio rurale “tipo”, qui i tossicodipendenti e i malati di mente sono profondamente integrati nella comunità e mantengono un dignitoso tenore di vita. Le loro famiglie e parenti si prendono cura di loro e rimangono coinvolti nella loro vita. A volte il sindaco gli offre un lavoro, e le imprese locali a volte pagano i residenti con disabilità mentali per lavorare, un’occupazione informale nulla di più. La comunità svolge un ruolo nell’aiutare i più vulnerabili, non attraverso la coazione o programmi sociali formalizzati ma invece attraverso i valori di auto-aiuto e responsabilità della comunità.

Molti anni fa, un amico si riferiva a questi Paesini come a manicomi a cielo aperto. Ha catturato la verità poetica: tutti cadiamo da qualche parte nello spettro dell’irrazionalità umana ma una buona società integra il sano e il folle nelle comuni istituzioni culturali. Sebbene in questi Paesini persista ancora una cultura della vergogna tradizionale, i residenti esprimono compassione per i tossicodipendenti e i malati di mente che vivono con loro e si prendono cura di loro rimanendo intolleranti al comportamento patologico di repulsione espresso dal sovranista medio cittadino.

La lezione per gli spaccatutto del Papeete Beach e’ che la cultura conta. Se vogliamo invertire la distruzione della umanità attraverso la dipendenza, le malattie mentali, i senzatetto e la violenza, dobbiamo reinventare le nostre possibilità morali e culturali e cercare di ristabilire legami familiari e comuni che possono impedire ai più vulnerabili di cadere nell’abisso.

Nessun medico, infermiere, pillola o politica al mare può sostituire una società veramente compassionevole, che ama i matti e i tossicodipendenti ma impedisce loro di danneggiare se stessi e i loro vicini.

holyghostpro

Antropologo informatico, Trauma Nurse, memetista, influencer, blogger, editor e ghostwriter. Studio Management Delle Associazioni Sanitarie. Scrivo testi gratuiti per editori online.
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