Quel vuoto che non sai colmare

Quel vuoto che non sai colmare

Laura Belli

Ciao Nadia ci dispiace ma oh…succede, nella malattia si lotta, si vince o si perde, purtroppo non vince o perde solo il paziente, ma anche tutto il contorno, famiglia e amici.

I tumori purtroppo non sono doni, come tu li definivi, per riscoprire le piccole cose della vita, non sono doni perché ora i tuoi genitori e i tuoi amici non sanno che farsene dell’aver riscoperto l’importanza di quelle piccole cose paragonata alla perdita di qualcuno a cui si vuole un bene dell’anima, non sanno che farsene di quel vuoto che lascia una persona che si amava.

Ad essere onesti non si seguiva Le Iene già da anni, più che altro perché spesso facevate dei servizi che erano delle boiate indescrivibili e questo non è fare giornalismo.
Non era fare giornalismo affermare che la chemioterapia non serviva quando poi però, in segno di grande coerenza, le tue sedute le hai (giustamente) fatte, perché dopotutto l’idea di morire fa un attimo strizzare il culo.
Non era fare giornalismo quando dall alto delle vostre conoscenze in materia criticavate i vaccini mettendone in discussione l’utilità.
Non era fare giornalismo fare la guerra alle case farmaceutiche da persone in buona salute.
Poi però hai dovuto, tuo malgrado, fare i conti con la malattia.

Allora Nadia speriamo DAVVERO che quelle case farmaceutiche che voi tanto odiavate e contro cui complottavate ti abbiano aiutato a non soffrire nella malattia, che ti abbiano dato le migliori cure a disposizione.
Che al di là delle chemio o dei vaccini le case farmaceutiche ti abbiano messo a disposizione morfina, ossicodone, plasil, fentanest e qualsiasi altro farmaco ti potesse aiutare a non soffrire fino all ultimo.

Perché purtroppo se c’è una cosa che abbiamo imparato dai tumori è che sono “democratici”, non guardano se siamo famosi, se siamo giovani o anziani, se lasceremo da soli i nostri figli o non ne volevamo, se abbiamo milioni in banca o non arriviamo a fine mese, loro ti prendono come un cazzotto nello stomaco a tradimento.
Fino al giorno prima non ti eri nemmeno posto il problema e poi davanti a quella diagnosi hai le ginocchia che diventano di burro, il tuo pensiero è “perché a me?!”.
Allora Nadia davvero speriamo che per quanto tu abbia lottato, tu possa aver ricevuto le migliori cure e la migliore assistenza fino alla fine.

Speriamo anche che la prossima volta che qualche tuo collega mette in discussione un farmaco abbia la decenza di ricordarsi di te.

sit tibi terra levis

Laura Belli

Claudio G. Torbinio

holyghostpro

Antropologo informatico, Trauma Nurse, memetista, influencer, blogger, editor e ghostwriter. Studio Management Delle Associazioni Sanitarie. Scrivo testi gratuiti per editori online.
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