Farmaci innovativi non oncologici: nel 2018 non spesi 130 milioni.

Farmaci innovativi non oncologici: nel 2018 non spesi 130 milioni.

Quanti pazienti in più si sarebbero potuti curare?

Ma “è accaduto di nuovo: anche nel 2018 una parte delle risorse stanziate per i fondi nazionali per i farmaci innovativi non sono state utilizzate”, sottolinea Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche in un editoriale sul sito www.fnopi.it, che segue da vicino tutti i temi di sanità che hanno peso sull’assistenza ai pazienti e ne ha parlato oggi in occasione del congresso nazionale della Società italiana di farmacia ospedaliera (SIFO), a Genova.Aceti spiega che la stessa situazione si era già verificata nel 2017. E se il rifinanziamento dei due fondi nazionali in questa legge di Bilancio, per il triennio 2020-2022, rappresenta certamente una buona notizia, tutto questo da solo potrebbe non bastare.“Vanno riviste infatti – aggiunge – anche le regole del gioco, a partire dalla governance dei fondi, al fine di centrare sempre di più l’obiettivo: riuscire a garantire il miglior accesso alle terapie (davvero innovative) al maggior numero di pazienti, garantendo tempestività ed equità e al contempo utilizzando al meglio tutte le risorse stanziate dallo Stato proprio a questo fine”. Un obiettivo sul quale c’è ancora da lavorare se si guarda ai 130 milioni di euro di avanzo delle risorse stanziate per il fondo nazionale per i farmaci innovativi non oncologici 2018. Il dato emerge dal “Monitoraggio della Spesa Farmaceutica Nazionale e Regionale Gennaio-Dicembre 2018” pubblicato a luglio 2019 dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).  In particolare nel 2018 la spesa per i farmaci innovativi non oncologici che accedono al fondo del Ministero della Salute, al netto del PayBack, si è attestata a circa 368 milioni. Il fondo relativo agli innovativi oncologici invece chiude l’anno con una spesa al netto del PayBack pari a circa 539 MLN di euro.Nel 2017 erano stati circa 450 i milioni di euro non spesi complessivamente dei fondi per farmaci innovativi oncologici e non oncologici. “Con questi 130 milioni di euro – domanda Aceti – avremmo potuto curare qualche persona in più? Perché queste risorse non sono state spese tutte per i trattamenti innovativi? In che modo queste risorse sono state utilizzate, visto che sono ritornate nelle disponibilità del cosiddetto fondo indistinto delle Regioni?”.“Queste – sottolinea ancora  – credo sono solo alcune delle possibili domande che un cittadino in attesa di accedere a terapie innovative salvavita potrebbe porsi. Ed è proprio su questi aspetti che poi si gioca il rapporto di fiducia tra comunità e Istituzioni, tra pazienti e Ssn”. Che sottolinea quanto sia a questo punto urgete promuovere un approfondimento sulle cause del parziale utilizzo delle risorse stanziate con i due fondi nazionali e sulle eventuali proposte di modifica delle norme che li regolano. Ma non solo. “Serve anche un confronto – aggiunge – tra tutti gli stakeholder: Associazioni di cittadini-pazienti, professionisti sanitari, società scientifiche, Istituzioni e rappresentanti delle imprese. In altre parole – conclude – qualificare le politiche pubbliche attraverso il coinvolgimento e la partecipazione di tutti gli attori, al fine di rimettere al centro e garantire al meglio l’effettività del Diritto alla Salute”          .

holyghostpro

Antropologo informatico, Trauma Nurse, memetista, influencer, blogger, editor e ghostwriter. Studio Management Delle Associazioni Sanitarie. Scrivo testi gratuiti per editori online.
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