EVO Post COVID

EVO Post COVID

«I gruppi di potere sono in grado di difendersi e secondo gli standard dei media il fatto che la loro posizione e i loro diritti vengano minacciati costituisce scandalo. Al contrario, finché illegalità e violazione dei principi democratici colpiscono gruppi marginali e le aggressioni dell’esercito americano mietono vittime in regioni remote del mondo […] l’opposizione dei media è completamente assente.»
Noam Chomsky

Per quanto sappiamo o pensiamo di sapere, non possiamo mai controllare completamente la realtà con l’intelletto. Il mondo è al di fuori del nostro controllo, la digitalizzazione va rivista, ed e’ necessario un nuovo umanesimo 

La pandemia COVID-19 rappresenta una dura e inaspettata cura dell’umiltà per i nostri tentativi di anticipare una realtà tanto anarchica quanto complessa. Conferma solo ciò che tutti sapevamo: che il mondo è al di fuori del nostro controllo.

È vero che alcuni scienziati, tecnici e consiglieri dei governi hanno avvertito del pericolo di epidemie di massa, ma è anche vero che i loro messaggi non sono mai andati abbastanza lontano nel sentiment della societa’ cosi’ come nel Mainstream comunicativo . Con l’eccezione di alcune voci che sembravano predicare nel deserto, pochissimi consideravano una pandemia di queste caratteristiche come una vera sfida globale, contro la quale imminenza tutti dovevamo dedicare enormi sforzi.

Per quanto sappiamo o pensiamo di sapere, non possiamo mai controllare completamente la realtà e la societa’, o meglio le societa’, con l’intelletto. 

Questa pandemia, questo cigno nero per alcuni, che nessuno o quasi ha prefigurato, mostra la portata della nostra ignoranza e, ancor più, l’insufficienza dei precedenti storici per comprendere il presente. 

Coloro che, come i nuovi oracoli di Delfi, i guru onniscienti, come Kurzweil che pure amo e seguo con convinzione razionale, o gli apprendisti inattesi della futurologia, hanno assicurato che l’umanità e lo sviluppo tecnologico avevano raggiunto una velocità di fuga, la Singolarità’ tecnologica era ad un passo con un’inerzia positiva e irreversibile.

Con la  convinzione della ragione,  nella quale schiera mi metto anche io; ci siamo imbattuti nella dura e dolorosa realtà, dolorosa nei contenuti e devastante nella forma.

Ci prenderemo del tempo per parlare di nuovo senza arrossire degli dei artificiali, delle coscienze alla AI che ci sostituiscono completamente, superando la natura umana e altri tipi di proposte utopiche oggi. Certo che viviamo nel miglior palcoscenico della storia, che ricorda il migliore dei mondi possibili con buona pace degli scherni di Voltaire. Ma ci renderemo conto oggi che il progresso non è garantito, che non costituisce una legge inesorabile della storia, ma procede lungo una traiettoria sinusoidale.

Acquisiremo una consapevolezza più profonda della fragilità umana, della nostra intrinseca vulnerabilità, della finitudine e della debolezza che sono insite in noi (Epifania del Poco). 

La finitudine è saggezza ed esercizio di perdita, ed è perfino troppo facile raccomandarla in questi tempi dispari. 

Mi permetto solo di sperare che questa improvvisa riduzione delle nostre aspettative non ci impedisca di aspirare a migliorare il mondo, come hanno sempre fatto gli esseri umani.

Uno dei tanti coronavirus, il SARS-CoV-2, che causa il COVID-19, (dove la D sta per Disiase, tautologico quindi citarlo come tale) è sorto improvvisamente in Cina e con sorprendente rapidità si è diffuso in questo mondo globalizzato e interdipendente da secoli, uno almeno. Quando i televisori mostravano immagini di Wuhan, difficilmente potevamo credere che paesi europei come l’Italia la Gran Bretagna e la Spagna si sarebbero trovate ad affrontare una situazione così seria. Sembrava inconcepibile che fossimo destinati a un destino simile a quello di quella remota provincia asiatica chiamata Hubei.

Fidarsi della scienza

Un virus mette sotto controllo la nostra civiltà: panopticon, doppia metafora di un potere nanometrico, e, anche se sono convinto che abbiamo le risorse materiali e intellettuali per sconfiggerla, questa crisi, questa catastrofe globale, ci costringe per ora a resistere, a lavorare e a fidarci della scienza e capacità che dobbiamo organizzare e collaborare. 

È anche un avvertimento che le maggiori sfide non sono solo nel grande, nel clima o nella geopolitica, ma anche nel piccolo (virus, batteri, intossicazione alimentare, pollution…).

Certamente, più che mai, dobbiamo continuare a dedicare enormi sforzi per combattere sfide come i cambiamenti climatici e la proliferazione nucleare, le disuguaglianze sociali, e tra gli stati. Sarebbe un profondo errore sottovalutarli, perché rappresentano minacce reali per il futuro dell’umanità. 

Tuttavia, dovremo anche pensare ad altre sfide alle quali avremmo dovuto prestare maggiore attenzione, senza tollerare che questioni così trascendenti per il nostro futuro si eclissino reciprocamente.

La pandemia sottolinea anche l’importanza di investire di più nella ricerca scientifica, perché solo la scienza, solo la conoscenza affidabile e condivisa, contro bugie e propaganda, può salvarci da una crisi così letale per la specie umana. 

La Propaganda è per la democrazia ciò che il manganello è per uno stato totalitario.
Noam Chomsky

Inoltre, sarà necessario promuovere la cooperazione tra tutti i rami della conoscenza, perché oltre al problema strettamente scientifico abbiamo davanti a noi una colossale sfida umana: quella di pensare a noi stessi come specie, come struttura sociale, e quella di anticipare le avversità future.

Forse ci eravamo assopiti in questo periodo di presunta fine della Storia, per alcuni: incuranti di SARS, MERS, H1N1, Ebola e Swine Flu. Stancamente visionati in streaming, quasi un The Truman Show degli orrori altrui, di diseguaglianze urlate a voce e sui nostri Avatar social, tutti rigorosamente accomodati sul divano pero’.

Telemedicina come Driver primario

Al 20 maggio 2020 tuttavia ci sono oltre 5 milioni di casi confermati di SARS-CoV-2 in tutto il mondo e 325.000 morti. Con l’aumentare del costo umano di questa pandemia, in tutto il mondo si sta trasferendo un epocale impatto nell’economia globale.
Il settore sanitario continua a evolversi e adattarsi riprogettando le Organizzazioni alle straordinarie esigenze di lotta contro la crisi del virus corona Covid-19. Costretti dai limiti che SARS-CoV-2 ha esercitato, in tutto il mondo, sia i medici che gli infermieri e i fornitori di assistenza sanitaria stanno adottando opzioni digitali per fornire assistenza ai pazienti. Ed anche strumenti per consultarsi tra di loro da remoto.

Un punto di flesso della storia e momento di non ritorno. Gli strumenti da tempo avuti ora sono agiti con direzione trasversale, al meglio delle loro potenzialita’.

La telemedicina e’ un umbrella term, può migliorare l’assistenza sanitaria per la popolazione ma anche avere positive ripercussioni sul crescente costo della Sanità di modello universalistico e sulle inevitabili esigenze di retranchement.
Le principali tendenze che guidano l’uso della tecnologia nel settore sanitario devono però includere l’adozione di riforme strutturali, infrastrutturali e comportamentali; un Panopticon metaforico necessario e utile se limitato spazio temporalmente:

  • un aumento delle “autostrade digitali”,
  • un più ampio accesso alla tecnologia da parte delle masse, 
  • una penetrazione più profonda di smartphone e app mobili, 
  • connettività dell’ultimo miglio onnipresente,
  • piani tariffari più economici,
  • un piano di connessione Basic fruibile da parte delle fasce deboli della popolazione

I governi che si impegneranno a fornire a tutti un accesso equo alle cure di qualità e alla salute digitale dovranno tener conto di questo Driver primario, che deve diventare un fattore decisivo per la trasformazione globale del sistema sanitario, diminuendo la medicalizzazione della società’ ed estroflettono la medicina e la cura nel territorio.

La politica sanitaria digitale in Italia, come in Europa e nel mondo, dovrà sostenere l’uso di strumenti digitali per migliorare l’efficienza e l’efficacia del sistema sanitario diminuendo la centralizzazione della cura in favore della centralità del paziente, comprendendo il luogo di cura come necessità e decisione dello stesso.

Le necessità impellenti hanno favorito l’uso di soluzioni di telemedicina per combattere il coronavirus. Il ministero della salute ha pubblicato linee guida per la telemedicina nel 2014, ma alla luce della Pandemia una forte spinta in avanti è richiesta
Si dovranno adottare strumenti che rivedano i processi di salute, consentendo ai medici di scrivere prescrizioni basate su visite virtuali che riducono i rischi di trasmissione per i professionisti medici e per i pazienti. 

Le visite virtuali abilitate attraverso la telemedicina si dimostrerebbero molto efficaci e utili nel decidere chi deve essere testato per SARS-CoV-2. 

Nell’attuale scenario, la telemedicina potrebbe rivelarsi il modo più economico, nonché il più veloce, non solo di colmare il divario di salute rurale-urbano e agiato-debole, ma anche di gestire la crisi Covid-19. 

E’ l’ospedale diffuso che esce dai suoi confini spaziali e temporali, per diventare un elemento cardine del SSN sempre presente nel territorio e ad ogni ora.

Un sistema sanitario Always on 

Seguire la via della telemedicina aiuterebbe a selezionare  i pazienti più gravi che necessitano di ricovero. I medici potrebbero controllare i sintomi nei pazienti attraverso la teleconferenza, consigliarli sui farmaci, sulle precauzioni e sui test richiesti e indirizzarli a una struttura sanitaria nel caso in cui i loro sintomi si aggravino.  

La quarantena di massa forzata rende molto difficile per le persone con problemi di salute non Covid-19 visitare gli ospedali: non e’ al momento prevedibile le cose cambino di molto ed il conto di queste “mancate cure” sarà’ valutabile solo nei prossimi anni, una ampia interpretazione del concetto di “morto per o con COVID”. Utilizzando la telemedicina, i pazienti possono essere sottoposti a screening da remoto, fornendo così un rapido accesso a cure che potrebbero non essere immediatamente disponibili ed economiche, con ovvie ricadute sulle diseguaglianze.

Le istituzioni sanitarie che avranno investito nella telemedicina saranno avvantaggiate nel garantire che i pazienti (Covid e non) ricevano le cure di cui hanno bisogno. La qualità e l’efficacia delle cure aumenteranno in modo esponenziale quando medici e infermieri avranno accesso questi dati.

A patto di fornire un quadro completo per:

  • applicazioni, 
  • modalità di comunicazione, 
  • etica medica, 
  • sicurezza e riservatezza dei dati, 
  • requisiti dei documenti, 
  • tariffe, 
  • processi, 
  • elenco dei farmaci, 
  • piattaforme tecnologiche e altro ancora.

Tuttavia, affrontiamo alcune sfide. Mentre i millennial sono esperti di tecnologia, i professionisti medici ed infermieri maturi, in particolare i senior, non sono esperti di computer, virtualmente mancano di consapevolezza e di esposizione volume/esiti per quanto riguarda l’applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione in medicina. 

La pandemia pone sfide uniche all’assistenza sanitaria. Sebbene la telemedicina non li risolva tutti, è adatta a scenari in cui i sanitari possono valutare e gestire i pazienti in completezza e sicurezza..

L’integrazione della telemedicina nei sistemi sanitari ridurrà al minimo le disuguaglianze e gli ostacoli all’accesso. 

Sebbene sia difficile prevedere il futuro oltre Covid-19, mi aspetto che questo sia un turning point  significativo nell’uso delle cure virtuali.

A patto che il nuovo professionista sanitario ampli il proprio curriculum in maniera trasversale e multidisciplinare, anche con l’aiuto di adeguati percorsi formativi Universitari.

Europa e visione 

Ciò che stiamo vivendo in questi fatidici giorni è anche un appello alla solidarietà tra individui e paesi. Senza solidarietà, ogni progetto perde validità e significato. L’Unione europea non è nata per diventare un mercato unico o un semplice aggregato di nazionalità, ma piuttosto un’entità più ambiziosa, un progetto politico e sociale impegnato negli ideali di giustizia e cooperazione, il sogno di Spinelli e dei quattro esiliati di Ventotene (Ironia della sorte, Ventotene e’ contigua a Santo Stefano, sede del Panopticon Borbonico). 

La lenta e imbarazzante reazione europea alla pandemia evidenzia le carenze dell’Unione, la mancanza di una vera integrazione tra popoli e fasce di popolazione.

Rischiamo di costruire non solo un’Europa a due velocità, ma due Europe, divise in una sorta di sistema di caste che condanna i paesi meridionali a una arretratezza permanente rispetto ai loro teorici partner settentrionali. 

E se l’Europa, il continente più ricco e avanzato del mondo, si trova in una situazione così drammatica, cosa non accadrà quando il virus si diffonderà in tutta l’Africa, o in Sud America? In che modo i paesi con un sistema sanitario così debole conterranno la pandemia?

IMHO

Siamo stati in grado di globalizzare, containerizzare, e rendere interdipendente il mondo, ma non siamo riusciti a stabilire istituzioni per governare il processo caotico, le disuguaglianze sono aumentate in senso geografico come di stratificazione sociale. 

Con gli ultimi per quali anche il termine sottoproletariato sembra inadeguato. 

Sebbene il mondo sia più interconnesso che mai, dal punto di vista politico non siamo riusciti a creare istituzioni che contrastano gli impulsi sovrani degli Stati, al punto da permetterci di reagire in uno spirito coordinato e cooperativo alle sfide di tale portata. 

Una globalizzazione economica senza concomitante governance globale dove ci conduce?

Fortunatamente, il coronavirus ha scatenato una spirale di generosità e umanesimo che dovrebbe renderci profondamente orgogliosi. Laddove il virus produce solo malattia, morte e distruzione, molti agiscono con responsabilità, solidarietà e creatività. Il virus è nemico di tutta l’umanità e in situazioni così critiche ci rendiamo conto che, al di là delle nostre differenze culturali, religiose e ideologiche, siamo soprattutto umani.

Più che mai, ciò che è in gioco è il sostentamento della nostra civiltà umana, e possiamo solo operare attivamente perché sia la scienza che i nostri sistemi di organizzazione sociale ci aiutino a superare questa debacle globale il prima possibile.

L’Advocacy corale deve mirare ad influenzare le politiche pubbliche e l’allocazione delle risorse all’interno dei sistemi politici, economici e sociali e relative istituzioni, mirare ad una nuova costruzione sociale condivisa e “altra” rispetto ai modelli precedenti. 

Legacy certo, ma anche innovazione umanistica e filosofica.

Non dobbiamo soccombere alla paura

Sarà molto difficile sbarazzarsi della sensazione di incertezza collettiva che ora ci invade. Per quanto ottimisti vogliamo essere, è probabile che i tempi bui attendano la nostra civiltà.

Dovremo riadattare o persino riconsiderare molti aspetti della nostra organizzazione sociale e delle nostre vite individuali . Ma non dobbiamo soccombere alla paura. Dobbiamo stare attenti a una natura che non veglia sulla nostra fortuna, ma che non affonda nella paura e nel pessimismo. L’umanità ha superato le crisi peggiori ed è sempre stata rafforzata a lungo termine.

Questa terribile pandemia, che provoca sofferenze così indicibili, ci dovrà’ costringere a perfezionare la nostra conoscenza della virologia e dell’epidemiologia per anticipare le crisi future con l’uso della tecnologia al servizio di tutte le attività razionali e pre razionali del nostro occidente, nelle future Pandemie le conseguenze potrebbero essere ancora più catastrofiche in un mondo interconnesso come il nostro. 

Ci dovrà’ indirizzare inoltre a migliorare i meccanismi di protezione sociale e ad investire maggiormente nei nostri sistemi di sanità pubblica e di welfare con un fine tuning degli attori del diamante del welfare stesso.

Nel mezzo di una crisi sanitaria che minaccia di scatenare una crisi economica, sociale e politica su larga scala, può sembrare ingenuo esprimere una professione ottimista di fede nel futuro e nelle possibilità dell’umanità.

Possiamo nutrire speranza? Se possiamo

Di fronte a un quadro così desolato, con ospedali collassati, gravi infezioni, mancanza di materiali, sanitari che rischiano la loro vita ogni minuto, anziani che muoiono soli nelle residenze, possiamo ancora nutrire speranza? 

Non solo possiamo, ma dobbiamo.

Non è ora più necessario che mai credere, con insolito vigore, nelle nostre capacità di specie emergente? Possiamo solo continuare a fare affidamento sull’uso della ragione per comprendere meglio il mondo e anticipare, al meglio delle nostre capacità, un futuro sempre incerto.

Impareremo molto da questa pandemia disumanizzante e dalla spirale della sofferenza che ha generato . Essere umani richiede l’apprendimento anche dalle situazioni più avverse. La creatività brilla sempre negli scenari limite e questa inaspettata dialettica deve costringerci a ripensare le nostre priorità, le nostre sfide, la nostra umanità comune.

Anni fa guardando un film molto visionario “Contact”  mi colpì molto al momento della scoperta di una civiltà aliena che nella Costituzione del Comitato  decisionale vi fosse un religioso,  così come esperti sociologi,  antropologi e psicologi.

Forse ce lo eravamo dimenticato, tutti gli studiosi  di tutte le attività razionali e pre razionali dovranno unire i loro sforzi per dare una risposta; non tanto alla pandemia quanto ai nuovi significati di società che questo Evento epocale ci ha posto di fronte.

Un nuovo EVO, il post COVID.

holyghostpro

Antropologo informatico, Trauma Nurse, memetista, influencer, blogger, editor e ghostwriter. Studio Management Delle Associazioni Sanitarie. Scrivo testi gratuiti per editori online.