Libertà ai tempi del coronavirus

Libertà ai tempi del coronavirus

yellow banana fruit on green textile

Ovvero che cosa c’entrano le gambe delle donne

In questo periodo di coronavirus il senso di libertà si sta trasformando. Ma cosa significa?

Amiamo la libertà. Dire che diamo valore alla libertà significa sminuirla, banalizzarla. Dire che la libertà è importante non è abbastanza. Amo la libertà. Conosco i fratelli e le sorelle morte che la hanno creata.

Vengo dalla generazione che non ha iniziato gli albori della democrazia. Con la disperazione dell’orrore in mezzo, davanti agli occhi, dietro. La libertà corre come un fuoco. Più profondo del desiderio, spessa spinta alla vita.

Insieme alla mia famiglia, e dopo anni nomadi, eravamo in una citta’ di mare del centro Italia. Ho iniziato il Collegio delle suore nel 72 con un’uniforme rigorosa. Il sabato sera potevamo incontrare Aziz in un bar dove ho conosciuto i primi esuli Persiani, l’altro da me, e li ho amati, aiutati accettati come fratelli. Al Bar stadio quello che si trovava nella via più bella della città, “Il Viale”, pieno di alberi che con le loro radici fanno scoppiare gli ampi marciapiedi.

Voi perbenisti agitavate i vangeli ed i crocifissi gia’ allora.

Negli anni Ottanta, alla fine, abbiamo cominciato a respirare liberta’ come una leccata, come una furia. Libertà da (brigate rosse e fascisti) e libertà di (dire, camminare, incontrare, leggere, usare le strade, immaginare). 

Erano stati anni di conquiste, aborto, divorzio, grandi scopate tra amici, e sbornie fuori dalle discoteche, che si andava a Rimini con una colletta ed una macchina.

Non è chiaro se avessimo ancora la libertà di credere che il mondo potesse essere trasformato, e se lo avessimo dovuto dare alla luce di nuovo, cosa che accadde molto più tardi. Ma a quel tempo, abbiamo iniziato a pensare che la democrazia fosse libertà per la vita e pace.

scarab beetle mating

Nel precario mondo accademico vecchio come ora, si discuteva della liberta’ di Spinoza e delle democrazie partecipative o rappresentative. 

La libertà, come la democrazia, doveva essere costruita. La libertà non è mai scontata. Non è un regalo. Sono le società, con le loro storie e i loro soggetti, a dargli significato. 

Segnano limiti o aprono orizzonti, gli danno un nome. La libertà è supportata se l’unica cosa che conta è quello che ne facciamo. Tutto o quasi tutto viene da lì.

Negli anni Novanta e in modo drammatico abbiamo rimparato qualcosa che gli effetti del terrore si erano sovrapposti: la libertà non era possibile senza l’uguaglianza (sottolineo rimparare, imparare di nuovo ciò che una volta sapevamo). 

Potevamo essere liberi di votare, ma se ci fosse chi non mangiava, se ci fossero piccoli che non avevano imparato a leggere o scrivere, allora non saremmo stati liberi. E sapevamo sicuramente nel corso dei secoli che la libertà e l’uguaglianza erano possibili solo se camminavano mano nella mano. La nozione di diritto, li collegava: riconoscimento e distribuzione sociale.

Non certo corporativismo e Comunismo.

Il senso di libertà è sempre definito storicamente, cioè in un campo di lotta, ancorato a concezioni liberali dell’individualismo e del diritto alla proprietà. Il diritto presunto Opposto è stata la piattaforma per giustificare il ridimensionamento degli Stati, i separatismi, le differenze etniche e religiose, o sessuali, o i muri, o il margine per invadere nazioni e fare guerre, o anche per sostenere Guantánamo e blocchi che negano i principi fondamentali dell’umanesimo. 

A volte, la libertà associata al libero mercato e la difesa assoluta del diritto alla proprietà privata rendono i conservatori comuni con i liberali e fanno sì che il novanta per cento della popolazione perda la libertà ogni giorno a favore dell’uno per cento più ricco.

Penso che sia necessario darsi spazio per riflettere sulla libertà in questi tempi di coronavirus e restrizioni. La nostra società, o parte di essa (ciò che chiamiamo società è sempre una parte) sta discutendo silenziosamente sul significato di queste restrizioni. Infine, dalla condizione o dalle condizioni di libertà. E penso che quello che succederà avrà molto a che fare con il corso di quella disputa sotterranea e molto poco spettacolare. 

Restare a casa, nel quartiere, non muoversi, non viaggiare, installare #immuni, non incontrarsi o abbracciarsi, denunciare il vicino, darà forma agli istinti piu’ reazionari e repressivi.

Viviamo in un mondo in cui l’egemonia populista neo-edonista è indiscutibile: la meritocrazia e l’individualismo non sono il modo in cui la stragrande maggioranza percepisce la propria vita e quella dell’altro. E questo vale per tutti gli aspetti della vita.

Giorni fa mi hanno apostrofato in un lungomare perché mi baciavo appassionatamente con una donna,
– ma sei pazzo?-
– no cretino, e’ mia moglie!- 
Libero Arbitrio, i pazzi siete voi reazionari perbenisti.

Il momento di terrore di fronte alla minaccia del contagio, un momento perfetto per esacerbare la paura e il disgusto per l’altro preparato a secoli di violenza nella cosiddetta umanità e’ invece il momento per prendersi cura dell’altro. 

Questa è la lotta che, come un formicolio sotterraneo, si sta svolgendo nel suolo della nostra società: o ci vince l’istinto di morte, che ci chiama a vedere il pericolo nell’altro, oppure resuscita la capacità di farsi carico della meravigliosa condanna dello stare insieme.

All’altro. 

E se avete visto immagini oscene nelle frutte, verdure e coleotteri in questo post, dovete fare due cose.

Stracciate la vostra tessera fascista e scopate di piu’, molto di piu’.

Claudio Torbinio

Antropologo informatico, Trauma Nurse, memetista, influencer, blogger, editor e ghostwriter. Studio Management Delle Associazioni Sanitarie. Scrivo testi gratuiti per editori online.